RICORDANDO ALDO MORO

da | 1 Giu 2026

Qualche spunto, forse utile, per affrontare costruttivamente la crisi della politica.

Il leader democristiano favorì ed istituzionalizzò una serie di aperture e di prospettive pacifiche o almeno di maggiore comprensione tra i due blocchi

Colpisce, tra un prevalere della tentazione populistica e dell’artificiosa e superficiale suggestione per risposte inevitabilmente demagogiche, l’assenza di una riflessione sul pensiero e l’azione di Aldo .

L’assassinio della scorta, la prigionia e il crudele epilogo a Via Caetani hanno inevitabilmente concentrato l’attenzione su quegli elementi terribili e crudeli della sua esistenza mentre era però impegnato nel difficilissimo compito di favorire con Berlinguer la formazione di un governo di solidarietà nazionale e sperimentare una fase davvero nuova e difficile della politica italiana.

Inesorabilmente queste tragiche vicende hanno esaurito e assorbito quasi del tutto l’interesse e l’attenzione per il disegno moroteo, carico di significati e di ipotesi ben più ampie e profonde per l’Italia e la stessa Europa. In particolare, si è quasi del tutto trascurato l’interesse e la passione costante di Moro per la condizione dell’Europa e i problemi acuti dell’eredità di una “Guerra Fredda” dura e insuperabile.

Purtroppo, non è un tempo di adeguata memoria e di tutto questo si rischia di perdere ogni traccia nella coscienza del Paese e dei protagonisti politici, mentre sarebbe oltremodo utile conservare almeno vivo il ricordo di fatti e sviluppi possibili anche nei rapporti tra Est e Ovest, rifiutando atti di aggressione e di guerra come oggi accade con la Russia di Putin ed un clima generale di incomunicabilità e di incomprensione che giunge a ipotizzare il rischio presente di guerra atomica. Mentre ai tempi della Guerra Fredda, quando a Berlino si costruivano muri, e la città era divisa nei quadranti americano, francese, inglese e sovietico, si poteva attraversare di notte la Porta di Brandeburgo per raggiungere l’ostello studentesco, che ospitava i soci dell’Associazione Internazionale della Gioventù Atlantica Europea.

Il dialogo e il confronto testimoniavano dell’interesse e del carattere pacifico dell’atlantismo con il contributo quotidiano di Willy Brandt, allora sindaco di Berlino. Egli infondeva speranze e fiducia nella unificazione delle due Germanie e il nostro accreditamento e lo svolgimento dello stesso convegno, ben conosciuto anche nella Germania dell’Est, veniva sostanzialmente tollerato e considerato comunque di impostazione pacifista favorevole al superamento dei blocchi. Eravamo giovani studenti universitari di tutta Europa non senza ingenuità ed ottimismo ma un segno inequivocabile di una volontà di dialogo indispensabile per un’Europa fattore di equilibrio e di pace.

Anni che appaiono ormai lontanissimi rispetto alla condizione presente, alla miopia feroce di Putin e alla tragedia dell’Ucraina che con la sua inesorabile prosecuzione sconvolge il mondo. Anche Mattarella e la politica tutta  dovrebbero riprendere in qualche modo la “lezione” di Aldo Moro e la sua insistenza sull’indispensabilità e urgenza di un rinnovamento profondo della politica giungendo addirittura a chiedere alla DC di “essere alternativa a sé stessa” nella difficile e necessaria ricerca di una intesa col partito di Berlinguer per affrontare finalmente la storica questione del “bipartitismo imperfetto”, sottolineata in continuazione da Giorgio Galli che giustamente provocava anche noi studenti universitari. Sarebbe superficiale e sciocco chiedere al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio di imitare Aldo Moro.

Può tuttavia non essere superfluo ed irrilevante, in un contesto così drammatico, suggerire con rispetto e modestia alle nostre Istituzioni di non rinunciare ad ogni sforzo possibile per non smarrire mai l’interesse di fondo dell’Italia e dell’Europa.

 

 

di Nuccio Fava