VANTI CONTRO
Meloni ci tenne a far sapere che era giunta a Palazzo Chigi da underdog, da reietta, da cane perdente. Non era vero, era stata giovanissima parlamentare e giovanissima ministro. Ma ci teneva a vestire i panni di chi era stata “contro” ed aveva avuto tutti contro. Schlein ci tiene a farci sapere che gran parte dell’establishment la avversa e non la vuole alla guida del governo. A parte che sarebbe normale, il punto è che il suo partito è vissuto più come sede che come antitesi dell’establishment, sicché ci tiene a far sapere che lei è sgradita a chi comanda.
Il punto non è stabilire se le loro – diverse e convergenti – affermazioni sono vere (posto che sono false), il tema è: perché le fanno? Cosa intendono far sapere? Normalmente ci si aspetterebbe il contrario, ovvero sostenere di avere esperienza e di riscuotere la fiducia di chi ha delle competenze e svolge ruoli rilevanti, a dimostrazione di quanto si potrebbe fare per il bene collettivo. Invece si mena vanto del destare sfiducia e diffidenza in quanti abitano il presunto “potere”, di essere esterni al “palazzo” e, quindi, d’incarnare la rappresentanza chi è contro. In questa eco fossile della falsa rivolta sessantottarda c’è il succo del virus che ha aggredito le democrazie nell’era dell’abbondanza con insoddisfazione e della pace con insicurezza: non si chiedono voti per fare qualche cosa, ma per impedirlo. E siccome non esiste mercato senza domanda, la gran parte dei voti vengono espressi per fermare l’altra tribù di nostri eguali.
Qualche volta il gioco risulta talmente falso e noioso da richiedere delle trovate innovative, che consistono nell’individuare il colpevole esterno, tanto vago da valere anche senza poterne neanche dimostrare l’esistenza.
Singolare che, nello stesso giorno dell’intemerata di Schlein sia stata Meloni a sostenere, con una battuta rivelatrice, che se al governo sono scarsi quelli all’opposizione sono scarsissimi. Avvincente competizione. Ma solo per chi compete
di Davide Giacalone
immagine: schlein meloni da Nicola Porro
Dal 1979 in poi, mentre continuava a crescere il numero dei tossicodipendenti, si è trovato al fianco di Vincenzo Muccioli, con il quale ha collaborato, nella battaglia contro la droga.
Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana.
Dal luglio1981 al novembre 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Dal 1987 all’aprile 1991 è stato consigliere del Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni, che ha assistito nell’elaborazione dei disegni di legge per la regolamentazione del sistema radio-televisivo, per il riassetto delle telecomunicazioni e per la riforma del ministero PT, oltre che nei rapporti internazionali e nel corso delle riunioni del Consiglio dei Ministri d’Europa.
È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società Sip, Italcable e Telespazio.
Dal 2003 al 2005 presidente del DiGi Club, associazione delle Radio digitali.
Nel 2008 riceve, dal Congresso della Repubblica di San Marino, l’incarico quale consulente per il riassetto del settore telecomunicazioni e per predisporre le necessarie riforme in quel settore.
Nel maggio del 2010 ha ricevuto l’incarico di presiedere l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie dell’innovazione, dipendente dalla presidenza del Consiglio. Nel corso di tale attività ha avuto un grande successo “Italia degli Innovatori”, che ha permesso a molte imprese italiane di accedere al mercato cinese. Con le autorità di quel Paese, crea tre centri di scambio: tecnologia, design, e-government. Nel novembre del 2011 si è dimesso da tale incarico, suggerendo al governo di chiudere la parte improduttiva dell’Agenzia, anche eliminando le sovrapposizioni con altri enti e agenzie.

